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la situazione stava diventando insostenibile. il popolo si incontrava sotto sotto; si scambiava informazioni; piccoli vortici di sdegno fiammeggiavano dappertutto contagiandone altri.. per tutto il deserto non vedevi che.. sbuffi di pensiero che alzavano metri di sabbia. il Signore degli Orologi di Macondo sapeva già cosa fare l'aveva già fatto un paio di volte e nessuno se ne era accorto. portò indietro le lancette di 40 anni; di colpo vassalli, valvassori e valvassini si allinearono in automazioni sincopate.. tic toc tic.. le zone tumultuose del nord-est si ritrovarono a sud-ovest.. e viceversa. piccole aritmie locali si isolarono ricomponendo finalmente un immenso deserto di voti senza faccia. la tv registrò quello che doveva registrare. lo cucì per bene. e lo mando in onda. farcito di cosce nude, perizoma e tutto. 24/7. come farmaci nella flebo di un degente interdetto. piano piano. tutti i giorni. le ore ed i minuti ripresero a sciogliersi di tènere menzogne sotto quel sole impossibile e poco tempo dopo la pace tornò. Il Signore degli Orologi di Macondo tornò sull'amaca, riaccese il sigaro che aveva tenuto tra le dita tutto il tempo, voltò la testa per guardare quelle enormi dune di sabbia antica. quello era il suo popolo. per sua fortuna. non sentiva alcuna fierezza. quel sentimento non lo aveva mai sfiorato. era la sua fortuna. la sua disperazione. rise amaro. e si addormentò infelice. ( Macondo: libera citazione da 'cento anni di solitudine' di Gabriel Garcia Marquez )
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